Il mutuo è di solito un impegno finanziario ingente e di lunga durata. 

Prima di chiederlo è opportuno valutare attentamente il proprio reddito (soprattutto in prospettiva) e determinare la propria disponibilità mensile una volta sottratte le spese ordinarie. 

Sono facilmente disponibili online dei calcolatori che consentono di simulare, dato l’importo di cui hai bisogno, la rata che potresti pagare per diverse possibili scadenze o anche, data la rata che pensi di poter sostenere, l’importo del capitale che può essere chiesto in prestito.

Com’è composta la rata?

La rata è il versamento periodico da corrispondere al creditore a titolo di rimborso del finanziamento ricevuto.

É composta da due elementi:

  • quota capitale, cioè l’importo del finanziamento restituito;
  • quota interessi, cioè l’interesse maturato. Esistono diversi meccanismi di restituzione del finanziamento.

In Italia, il piano di ammortamento più diffuso è il metodo cosiddetto “francese”: la rata di importo fisso è composta da una quota capitale crescente e da una quota interessi decrescente.

L’importo, le scadenze del pagamento (ad es. mensile, trimestrale, semestrale) e la modalità di calcolo delle rate sono dettagliati nel c.d. piano di ammortamento, normalmente allegato –previa sottoscrizione – al contratto di mutuo.

Strutturalmente, l’importo delle rate si compone di due elementi: 

  • la quota capitale: rappresenta la restituzione di una parte del capitale elargito. Più in particolare, la somma delle quote di capitale già restituite dal debitore individua il “debito estinto”, laddove la differenza tra il debito totale e il debito estinto determina il “debito residuo”.
  • la quota interessi: rappresenta invece la remunerazione dovuta all’istituto di credito per l’erogazione del credito e il suo ammontare dipende dai tassi di interesse del mutuo (fisso o variabile), dall’importo del finanziamento e dalla durata del piano di ammortamento.

L’adozione di una tipologia di “ammortamento” rispetto ad un’altra determina una diversa distribuzione all’interno della rata delle due componenti:

Il piano di ammortamento “alla francese” – il più diffuso in Italia- prevede che l’importo erogato venga restituito con gli interessi mediante il pagamento di un numero predefinito di rate costanti, ovvero di uguale importo. Inoltre, con il progredire dell’ammortamento, la quota capitale cresce progressivamente, mentre quella per interessi decresce: ciò significa che con le prime rate si restituiscono più interessi e meno capitale, mentre nelle ultime, al contrario, il rapporto si inverte.

Il piano di ammortamento “all’italiana”, invece, prevede il rimborso del capitale mediante rate decrescenti composte da quote capitali costanti per tutto il periodo di ammortamento e quote d’interessi decrescenti.

A questo punto, è giusto fare luce in merito alle diverse tipologie di tassi d’interesse che caratterizzano un rapporto di mutuo.

Che tipologie di tassi d’interesse ci sono?

Anzitutto, il contratto di mutuo deve riportare l’indicazione del T.A.N. (Tasso annuo nominale) cioè il tasso di interesse puro, in percentuale e su base annua, che viene applicato sul capitale erogato. Viene generalmente determinato in misura fissa o variabile:

  • Il tasso fisso garantisce una rata di rimborso dall’importo costante per tutta la durata del finanziamento: esso è infatti costituito dalla somma dello spread (ovvero il “ricarico” che ogni banca decide di aggiungere a titolo di ricavo) e dal parametro di riferimento del mercato (l’Eurirs), fissato al momento della stipula del contratto senza possibilità di variazioni. 
  • Il tasso d’interesse variabile, invece, può subire delle variazioni lungo la durata del contratto a causa delle oscillazioni nel tempo dell’indice finanziario di riferimento (generalmente l’Euribor). Conseguentemente, l’importo della rata aumenterà o diminuirà periodicamente in funzione dell’andamento del mercato.

Il T.A.E.G. (Tasso Annuo Effettivo Globale), detto anche “Indicatore sintetico di costo” o I.S.C., è un indice espresso in termini percentuali che indica il costo complessivo del prestito su base annua. Esso rappresenta, in sostanza, il costo totale del credito per il consumatore, comprensivo del T.A.N. e di tutte le altre spese necessariamente collegate al credito, quali:

  • le spese di istruttoria e apertura della pratica di credito;
  • le spese di riscossione e incasso delle rate;
  • le spese per le assicurazioni o garanzie imposte dal creditore, intese ad assicurargli il rimborso totale o parziale del credito;
  • il costo dell’attività di mediazione eventualmente svolta da un terzo;
  • ogni altra spesa connessa al finanziamento.

Serie di costi accessori

Oltre ai tassi di interesse, ad incidere sul costo totale di un credito ci sono una serie di costi accessori previsti per la gestione del finanziamento.

Più in particolare, rientrano tra le spese accessorie:      

  • le spese istruttorie: includono i costi di sostenuti dall’istituto di credito per effettuare i controlli sulla situazione creditizia del cliente e quelli per l’apertura e la gestione della pratica; 
  • le spese di incasso e gestione rata, che variano in base alla tipologia di finanziamento;
  • il costo di eventuali assicurazioni a garanzia del rimborso del credito;

In caso di mutuo ipotecario, dovranno aggiungersi:

  • spese notarili: sono le spese relative agli oneri dovuti al notaio ed alle imposte di Stato per la stipulazione del contratto;
  • spese di perizia: necessarie al fine di verificare il valore dell’immobile;
  • spese di imposta sostitutiva sul contratto: ossia il prezzo relativo alla tassa sul mutuo che il mutuatario deve pagare in base alla tipologia di finanziamento richiesto;
  • spese assicurative imposte dal creditore contro l’incendio e/o il furto del bene.

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